LECTIO Letture: Sap 2, 1a. 12-22; Gv 7, 1-2. 10. 25-30.

Pubblicato il da trailmassacroelamanuense

 

Secondo la lettura di oggi, tratta dal libro della Sapienza, gli empi mettono alla prova il Figlio del Signore essenzialmente, mi pare, per due motivi: per sete di verità e per non mettere alla prova se stessi; due moventi che, evidentemente, non possono stare insieme. Ciò che li divide pare essere la paura: paura di mettere radicalmente in discussione l’educazione ricevuta, i fondamenti del proprio credere e pensare. Dolorosamente, dobbiamo ammettere che spesso siamo con loro, nascosti dietro le loro spalle e le nostre sicurezze, anche le più buone e pie  -  e anche questo può essere empietà. Non sopportiamo di essere “considerati da lui moneta falsa”; e allora possiamo anche spogliarci di tutto, fare il bene, cercare la verità  -  ma la spoliazione richiesta è ben più profonda: ogni nostro pensiero, dice Evagrio e con lui tutta la tradizione ascetica, si frappone alla visione e può diventare un idolo, anche il pensiero più alto. La stessa decostruzione del pensiero rischia di chiudersi in un infinito bricolage difensivo che ci impedisce qualsiasi movimento, qualsiasi apertura, strangolandoci nelle nostre chiusure, incapaci non tanto di soffrire e di attraversare il male e il negativo, quanto piuttosto di aprirci al bene, farci stracciare il cuore come moneta falsa  -  senza attendere il nuovo e fiammante conio dei segni che noi vogliamo, dei miracoli e delle assicurazioni che per noi chiediamo. Siamo sicuri, soprattutto se siamo immersi nella fede e nella religione, di sapere da dove viene il Cristo, come ci ricorda la pagina di Giovanni. Non riusciamo a non “venire da noi stessi”, questo è il problema; Gesù infatti dice: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete”. Essere attraversati da questa alterità, prenderne coscienza passo passo, come lo stesso Figlio ha fatto, senza nemmeno la sicurezza degli abitanti di Gerusalemme, che dicono di sapere che “quando il Cristo verrà, nessuno saprà di dove sia”  -  perché anche questa è una sicurezza, uno scorrimano al quale aggrapparsi per rimanere nell’architettura ben congegnata delle nostre chiese e cattedrali interiori ed esteriori. Ma “il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato” (Sal 33), il pensiero in frantumi, la terra desolata, la chiesa in macerie. Il vero “rifugio” non è altro che la distruzione del rifugio stesso, in vista di una nascita inaudita. E abbiamo ancora troppa paura. Rischiamo di essere aborti per tutta la vita.

 

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