LECTIO Letture: Is 49, 1-6; Gv 13, 21-33. 36-38.

Pubblicato il da trailmassacroelamanuense

 

“Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra” ci dice il profeta Isaia del servo di Israele: un servo che si fa arma acuminata, che apre brecce di libertà dolorosa, a cui non siamo abituati. Nel racconto di Giovanni tali armi tragicamente nuziali e di libertà vengono estratte dalla faretra nell’ultima cena, proprio nel momento in cui Gesù rivela il tradimento di Giuda. L’arma che il Figlio tiene in mano colpisce con staffilate di bellezza e di libertà insostenibili: è il “boccone” che offre a Giuda  -  la primizia del banchetto che tradizionalmente veniva offerta all’ospite d’onore; un atto di rispetto e di estremo amore verso il traditore. Gesù non smette di offrire il suo amore incondizionato, fatto di estrema libertà e, nello stesso tempo, non smette di richiamare Giuda in questa dinamica amorosa e di perdono preveniente, ma lasciando completa libertà a chi è chiamato e amato  -  libertà che comprende e abbraccia anche il no, anche il rifiuto e forse la debolezza, l’incapacità di sostenere una tale indipendenza. Forse in questo il Figlio, in quel momento, “è stato glorificato”. Anche Giuda, più tardi, risponderà con un segno d’amore, il bacio, estremamente contraddittorio, nel “consegnare” il Figlio; tra l’altro, va ricordato che questo “consegnare” in greco ha un carattere neutro, privo di connotazioni morali o di condanna, ed è quasi sempre usato nelle Scritture come segnale di continuità nell’opera della salvezza. Giuda, come Cristo, come Pietro e gli altri, attraverserà la notte kenotica, lo svuotamento e lo smarrimento, prima di approdare alla possibilità di “seguire” il Figlio. Il suo più grande peccato è forse un orgoglio rovesciato, in negativo e autodistruttivo: non avere avuto fede nella possibilità del perdono; o forse, la sua totale contrizione, come nessun altro lo mette di fronte al vero pentimento, all’affidarsi, senza pre-giudizi di speranza già data, nelle mani di Dio. Ma fino a qui possiamo arrivare, anche noi immersi in quella “notte” e in quel silenzio, contemplando due morti di “appesi”: l’una richiusa su se stessa, come rifiutasse l’aprirsi alla libertà troppo grande che gli era stata donata, l’altra glorificata proprio in questa apertura estrema, innalzata con le braccia spalancate, capace di accogliere la stessa libertà dell’altro, fino a quella di Giuda. Ma se Cristo è il Figlio e ci fa figli, Giuda, come ha detto Primo Mazzolari, è sicuramente nostro fratello.

 

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