LECTIO Letture: Dn 3, 14-20. 46-50. 91-92. 95; Gv 8, 31-42.

Pubblicato il da trailmassacroelamanuense

 

I tre giovani che Nabucodonosor fa calare nella fornace al massimo del suo fuoco, rifiutano di prostrarsi agli idoli che egli impone loro. È come se da soli, in qualche modo, si fossero spinti nel crogiuolo delle fiamme per liberarsi da ogni immagine/idolo che rischia di strangolarli e asfissiarli: infatti, nella fornace è come un vento pieno di rugiada, ci dice il testo. Questa libertà abbaglia addirittura Nabucodonosor: “Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi, il quarto è simile nell’aspetto a un figlio di dèi”. Ma questo essere sciolti dalle catene degli  idoli e dai pesi imposti, questo essere disponibili, elastici alla realtà, non è una cosa che si conquista una volta per tutte; anzi, non si conquista affatto: si può solo predisporsi a riceverla dalla cavità infuocata della fornace  -  ogni volta di nuovo, liturgicamente. Ce lo dice molto bene il vangelo di Giovanni: anche l’essere figli di Abramo può diventare una sclerotizzazione idolatrica che impedisce il soffio di quel vento che spira e ravviva nel bel mezzo della claustrofobia e del rischio mortale del fuoco; essere sciolti non significa, come credono quelli che pongono le domande a Gesù, essere “nati da prostituzione”: è invece l’unico modo per essere fedeli in un ascolto e in un abbandono che non può appesantirsi di certezze e che quindi, inevitabilmente, è anche molto rischioso, come entrare nelle fiamme. Perché non si è liberi ma, continuamente, lo si diventa.

 

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