LECTIO Letture: Gen 9, 8-15; 1Pt 3, 18-22; Mc 1, 12-15.

Pubblicato il da trailmassacroelamanuense

 

“Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano” ci dice Marco, a proposito dei quaranta giorni della tentazione nel deserto. Nella sua estrema concisione ci dice anche altro: è lo Spirito che “sospinse Gesù nel deserto”. Ora, è chiaro che lo Spirito non opera il male e nemmeno gode a tentare gli uomini: ci deve essere quindi una ragione più profonda, in vista di qualcosa di più grande. Forse ce lo suggerisce la prima frase qui riportata: lo stare con le “bestie selvatiche” e con gli “angeli” che, per giunta, lo servono, ci suggerisce che nel deserto Gesù, tentato dal Male, non stabilisce divisioni, dicotomie, spazi puri di contro all’impuro; l’ascesi nel deserto è in realtà, come ogni ascesi, un esercizio non tanto di purificazione nel senso corrente e semplicistico del termine, quanto piuttosto una pratica di unificazione, che nulla esclude, ma tutto ricapitola in sé. La tradizione monastica, a questo riguardo, se letta correttamente, non è altro che questo: un cammino di unificazione, di non dispersione, che passa attraverso una “conversione” che non è altro che il vedere e lo scoprire in se stessi l’inferno e il deserto, ma anche la pace e il paradiso: monaco, infatti, non è il solitario, ma, nell’etimo, colui che è unificato, che non disperde nulla di ciò che gli accade, nemmeno il deserto e l’inferno. Del resto, il richiamo della prima lettura al Diluvio, e della lettera di Pietro al battesimo, ci aprono la strada ad una ulteriore conferma di quanto appena detto. È chiaro infatti che le acque del Diluvio richiamano quelle del battesimo (e poi, più avanti, quelle del passaggio del Mar Rosso da parte del popolo ebraico): occorre attraversare il rischio della propria morte e del caos degli elementi, affidarsi a quello Spirito che spinge lo stesso Figlio nel deserto, rischiare la propria vita per rischiararla a fondo, saper vedere nel riflesso delle acque che si alzano e minacciano la nostra vita l’immagine del nostro inferno  -  rischiare di perdere la vita e ogni suo ordine stabilito di fronte al caos primordiale che ci portiamo sempre dentro, perché gli angeli ci possano “servire” nel bel mezzo del deserto  -  come i fiori dei campi, mi verrebbe da dire, in quello stesso abbandono. Potremmo addirittura risalire ai primi capitoli di Genesi  - del resto, l’opera del Diluvio, li richiama apertamente -  dove assistiamo alla stessa dinamica da parte di Dio. Scrive infatti André Wénin:


in Gen 1, nessuna morte, nessuna distruzione, nessuna negazione. Neppure gli elementi del caos iniziale  - le tenebre e l’abisso delle acque, che tuttavia raffigurano il mondo del male e della morte, questo altro di Dio (v. 2) -  , sono eliminati dalla parola creatrice. Al contrario: mettendo ordine, Dio assegna loro un limite, permettendo loro così di prendere posto nella costruzione del quadro spazio-temporale che struttura in profondità l’esistenza dei viventi creati in seguito (vv. 3-9). Non solo la parola divina non distrugge niente, ma trasforma in qualche modo il male in bene, dandogli di essere, al suo posto, utile alla vita di ogni creatura. Questo è il dominio di Dio. (Wénin, p. 29)


Il “dominio di Dio”, dice giustamente Wénin, è questo. Sembra non esserci altra via che non sia quella sim-bolica, che tiene insieme e ordina senza censurare o cancellare e dividere. La vera tentazione dia-bolica è invece la spiritualizzazione senza corpo, la solitudine senza unificazione, il  giudizio al posto della misericordia.

 


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A
Mi sono soffermato sul verbo "sospingere" quanto non è stato considerato.La brezza sospinge in aria le foglie. Con quanta delicatezza,per lo più dolcemente.Ma è pensabile per noi che si possa<br /> sospingere alla sofferenza?<br /> Alla conseguente passione e morte? Il deserto altro non è che il preludio della morte. Purificazione prima di prentarsi al cospetto del padre:Caspita!
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