LECTIO Letture: At 5, 34-42; Gv 6, 1-15.
Gli Atti, nella lettura di oggi, continuano il racconto che segue le vicende degli apostoli subito dopo la morte e resurrezione di Gesù e il loro Annuncio; il vangelo di Giovanni ci riporta invece indietro, al momento della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Questo, a mio parere, ci suggerisce alcune importanti considerazioni. In primo luogo, è segno chiaro di una rilettura degli eventi della vicenda del Gesù terreno alla luce del Cristo risorto, un invito all’approfondimento di quella storia che non può mai staccarsi dal suo futuro e dalla sua gloria - e che non è mai davvero conclusa, chiedendoci ogni volta uno sguardo e un ascolto capace di andare sempre più in profondità, senza la pretesa di averla compresa fino in fondo. In secondo luogo, è chiaro il richiamo al “segno” di quella moltiplicazione dell’elemento concretissimo e vitale del cibo che viene gratuitamente donato alle masse in ascolto della Parola. In fondo, se ci pensiamo bene, è quello che accade di nuovo con gli apostoli: sono loro i “cinque pani d’orzo e due pesci”, sono loro l’estrema povertà e inermità dell’Annuncio, che si mantiene tale anche dopo la Gloria della resurrezione; ancora una volta, da questo “poco”, è la forza stessa dello Spirito che distribuisce la Parola per la fame; quei semplici pani lievitano assieme al corpo di Cristo nel sepolcro, in un miscuglio necessario di vita e morte - come sappiamo accadere nella fermentazione e lievitazione del pane - non per forza e merito propri ma, come dice il fariseo Gamalièle, “se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli”. È il segno concreto, questo della predicazione e della testimonianza, che ci riporta alla realtà di quell’evento fuori della storia ma che “moltiplica” le sue tracce e i suoi semi vitali dentro la storia, che porta i suoi effetti ad ognuno che si siede “all’altra riva del mare di Galilea” per ascoltare, ancora, Gesù. Sembra che in tutte le Scritture gli eventi si ripetano in vista della loro pienezza, quasi liturgicamente, ogni volta di nuovo. Un altro parallelo evidente tra le due letture di oggi è quello che ci riporta alle tentazioni di Gesù nel deserto: tentazioni in sé molto “umanistiche” e filantropiche, potremmo dire, capaci di infiammare i desideri e i bisogni universali dell’uomo: la fame, il bisogno di segni miracolosi, la capacità di dominare il reale … se non fossero tutti parimenti gravati anche dall’insinuazione dell’egoismo, dell’innalzamento di sé e dell’autocentrarsi come unico movente delle azioni, non solo umane, ma anche dello stesso Figlio. Gesù reagisce essenzialmente proponendo, potremmo dire, una cristologia non cristologicamente centrata, ma rivolta al Padre che agisce in lui, indicando il pericolo e la via di salvezza anche per chi sarà chiamato in futuro ad annunciare la sua Parola. Solo in questo modo, sembra suggerirci la Scrittura, ogni “apostolo” potrà essere liberato: infatti, “Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo”.